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la nostra vita è la nostra profezia

Questo articolo riprende ed approfondisce il tema delle convinzioni che guidano l’essere umano verso la creazione della propria vita… Le convinzioni sono il cardine attorno al quale ruotano le azioni che compiamo e la vita che determiniamo. Siamo noi a creare la nostra profezia, siamo noi a convincerci...

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7 e 8 Febbraio 2009 Master deluxe “L’arte di Comunicare”

Posted by Promseller | Posted in Eventi | Posted on 03-02-2009

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Scopriremo come utilizzare al massimo la comunicazione verbale,paraverbale e comportamentale. Comprenderemo come utilizzare il linguaggio, il tono, il timbro ed il volume della voce per essere incisivi e mantenere interesse ed attenzione. Essere disinvolti e rilassati restando sempre nello stato d’animo più funzionale.
Obiettivi del master:
- apprendere l’arte di comunicare e vendere le nostre idee;
- comprendere l’importanza dell’ascolto
- scoprire la mappa dei bisogni e dei desideri
- coinvolgerci in progetti comuni.

L’ascolto empatico

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 17-10-2008

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La maggior parte dei risultati ottenuti dai dirigenti sono ottenuti attraverso la comunicazione diretta con l’essere umano che partecipa il progetto aziendale e la mission che lo comprende.
Naturalmente colui il quale guida, dirige, allena le risorse umane coinvolge le persone con le quali vive e realizza il futuro dell’azienda.
Una importante funzione dei supervisori o dei manager è quella di facilitare una migliore comprensione tra le persone impegnate al suo fianco. Durante i contatti che intratteniamo con le nostre risorse umane è fondamentale riuscire ad influenzare e trasmettere i motivi che conducano i giocatori della nostra squadra di lavoro ad agire e realizzare i propri obiettivi e quindi quelli dell’azienda di cui fanno parte.
Allenare la nostra capacità di ascolto accresce le informazioni, l’intuizione e la comprensione necessari a comunicare in modo efficace con i nostri collaboratori, dipendenti o allievi e guidare produttivamente un’organizzazione. Molti manager di successo hanno trovato nell’ascolto, il miglior strumento per migliorare le capacità del proprio personale e condurre al meglio le proprie risorse.
I risultati tangibili sono stati l’aumento delle vendite, il miglioramento della comunicazione nel proporre idee chiare e fattibili alla direzione , incontri più efficaci e migliori relazione tra il personale e con i dirigenti.
Ascoltando attivamente si dimostra interesse per quanto sta dicendo l’interlocutore, mettendo così in moto una relazione nella quale chi parla si sente accolto e compreso e può quindi esprimersi apertamente. Questo consente di esporre informazioni più valide, mettendo l’ascoltatore nelle condizioni di fare domande rilevanti. Il modo attivo ed empatico può svolgere per voi buona parte del lavoro d’ascolto.
Ricordiamoci 2 cardini fondamentali intorno ai quali far scorrere la comunicazione con l’altro:
L’ESSERE UMANO PREFERISCE PARLARE PIU’ CHE ASCOLTARE
CHI ASCOLTA GUIDA LA CONVERSAZIONE.
Per ascoltare efficacemente e guidare la comunicazione, verifichiamo la nostra comprensione riassumendo il contenuto del discorso. Aspettiamo il feedback, la conferma che ciò che abbiamo compreso è ciò che l’altro voleva comunicarci. Questo è uno dei metodi migliori nel caso in cui il nostro interlocutore è emotivamente alterato, quando vogliamo ascoltare oggettivamente per risolvere dei problemi e delle situazioni conflittuali e quando quando abbiamo subito delle critiche a torto o a ragione.
L’ascolto attivo è lo strumento per comprendere e portare l’altro dentro di noi e metterci nei vestiti emotivi dell’altro entrando in sintonia con il punto di vista dell’altra persona.

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scegliamo di farci comprendere

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 06-10-2008

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Ascoltare significa anche comprendere se il messaggio che abbiamo comunicato è stato decodificato nel migliore dei modi da chi ascolta. Ascoltare significa Osservare se i feedback del destinatario sono quelli desiderati da chi ha avviato la comunicazione. Le difficoltà che incontriamo nell’ascoltare derivano dal fatto che spesso abbiamo la presunzione che la comunicazione debba coincidere necessariamente alla perfezione con l’interesse, l’intelligenza e la ricettività del destinatario del messaggio.
Spesso noi che emettiamo un messaggio stentiamo ad ascoltare i feedback e le reazioni del destinatario del messaggio, per l’improduttiva credenza che chiedere conferma ed indicazioni sulla chiarezza del messaggio che abbiamo emesso sia un fattore di debolezza. Abbiamo timore di chiedere se siamo stati chiari nella comunicazione in quanto crediamo che nel caso in cui effettivamente siamo stati poco comprensibili, ci sarebbe tutto un lavoro da rifare per tradurre i nostri concetti in parole più chiare, più semplici e maggiormente intellegibili. Occorre che impariamo a chiederci come abbiamo comunicato? in che modo abbiamo reso semplice e comprensibile il messaggio? Abbiamo usato tono timbro postura consoni all’obiettivo dell’azione comunicativa? Abbiamo saputo esprimere con il corpo le nostre idee?
La nuova mentalità di chi comunica deve ispirarsi a quel famoso motto inglese “if the learner has not learnt, the teacher has not taught” cioè “se l’allievo non ha imparato il maestro non ha insegnato” in altre parole l’allievo apprende ciò che insegna e comunica il maestro.
Noi abbiamo il potere di insegnare e modulare l’insegnamento e la comunicazione in funzione dell’obiettivo che ci siamo fissati.
La tolleranza, la stima, la collaborazione si basano sulla comprensione reciproca tra noi che comunichiamo e coloro ai quali affidiamo i nostri messaggi. Gli esseri umani vogliono partecipare ad un libero scambio di informazioni e chi comunica può scegliere di essere pronto a cedere agli altri la parola specie se, interessati al messaggio della nostra comunicazione. I nostri interlocutori vogliono conoscere di più, vogliono conoscerci più in profondita, criticarci, vogliono essere convinti.
Ascoltare gli altri è anche capire fino a che punto siamo stati in grado di farci comprendere. Può darsi che gli altri abbiano difficoltà a parlare, abbiamo difficoltà a tradurre le loro idee in un discorso comprensibile, siano prevenuti o abbiano l’interesse a criticarci ed a farci apparire insinceri, sleali, esibizionisti. Proprio quando c’è incomprensione, dobbiamo dar loro la possibilità di partecipare al nostro dibattito e convincerli con altre parole, con altri mezzi.
Ricordiamo che se noi evitiamo di dare la parola all’altro… l’altro se la prenderà, se disconosciamo all’altro la possibilità di parlare ed esprimersi liberamente l’altro ne approfitterà appena potrà per esprimersi anche contro di noi… siamo noi a decidere come vogliamo relazionarci e comunicare con i nostri interlocutori… siamo noi a decidere di incontrare o allontanare l’altro.
La comunicazione è una danza che si fa insieme emittente e ricevente e quindi siamo noi a decidere la danza che vogliamo accompagni le nostre relazioni.

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chi possiede il significato delle parole?

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 24-09-2008

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Ognuno di noi conferisce un proprio significato alle parole in quanto filtra il significato delle parole attraverso convinzioni, credenze e tutto il bagaglio di conoscenza fornito dalle esperienze che ognuno di noi fa.
Come detto in un precedente articolo “la mappa è differente dal territorio”, questo significa che il significato delle parole e della comunicazione in generale risiede nelle persone più che nelle parole.
Se apriamo un dizionario scopriamo migliaia di significati, un adulto in media ne utilizza circa 500, ognuna delle quali contiene tra 25 e 30 significati differenti… questo significa che due persone possono utilizzare 500 parole con la possibilità di 12500 significati differenti!
Un termine espresso con una parola è una rappresentazione della cosa che si nomina o si descrive. Ciò che è fondamentale comprendere è che la codifica ed i segni (le parole) che esprime chi parla possono condurre un significato differente a chi ascolta e decodifica il significato.
Nel processo di ascolto è molto importante fare un riassunto ed una sintesi per comprendere se quello che abbiamo ascoltato corrisponde a ciò che è stato espresso.
Troppo spesso diamo dei giudizi sulle persone basandoci semplicemente su cosa vediamo, sentiamo, percepiamo. Valutiamo la competenza individuale, le intenzioni e la motivazione di ognuno di noi attraverso i nostri filtri semantici, cioè attraverso la mappa che abbiamo della realtà che ci circonda.
Quante volte ci siamo trovati a moderare una conversazione tra due amici, colleghi, dipendenti?
Quante volte ci siamo trovati a dire: “un momento, lui voleva dire….., hai compreso differentemente il significato di ciò che voleva dire….”
Ciò che è fondamentale comprendere è che le incomprensioni nascono a causa di una reale differenza nell’attribuzione di significati alle parole che l’altro utilizza per esprimere le proprie idee ed i propri pensieri. Ognuno di noi ha costruito una mappa della realtà che si costruito attraverso la propria personale esperienza, questa mappa è la griglia che utilizziamo per interpretare e dare significato alle cose.
Ognuno di noi riceve i dati sensoriali in modo unico; più che dati grezzi, sono dati filtrati e decodificati dal ricevente e quindi soggetti a modifiche e distorsione dei significati.
È importante riconoscere che le affermazioni che facciamo sugli altri, dopo averli ascoltati, riguardano in realtà la nostra esperienza. A volte abbiamo una reale difficoltà a separare la realtà esterna e quella che riguarda solo la nostra esperie ed i filtri con cui riceviamo i messaggi.
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siamo la cultura del bellessere

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 03-09-2008

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…da
condizione materiale di esistenza, fondata esclusivamente sulla
quantità di reddito disponibile e dal corrispondente possesso di beni
oggettivi, il ben-essere soggettivo si sta sempre più nitidamente
rivelando come una condizione relazionale, connessa alla qualità della
relazione che ciascuno di NOI vive con se e con gli altri.
Si evidenzia quindi il passaggio della condizione di benessere come
esclusiva consumazione di beni materiali ed oggettivi, ad una
condizione e propensione più globale e relazionale.
Ciò che sta accadendo è l’emergere di una cultura qualitativa del
ben-essere in cui i beni di consumo sono specialmente “beni
relazionali”, che sono prodotti a partire dalla disposizione delle
persone e sono consumati attraverso lo scambio emotivo fra le persone.
Quindi, i rapporti interpersonali e la loro qualità diventano il fulcro
di ogni futura politica e strategia del ben-essere nelle organizzazioni
aziendali e sociali.
Queste considerazioni inducono a proporre il concetto di ben-essere
come insieme di valori, stili relazionali e comportamentali
qualitativamente influenzata degli scambi emotivi intrapsichici e
interpersonali. La condizione qualitativa di benessere è trasferibile
dalla vita personale a quella professionale e dalla sfera privata
dell’intimità a quella della squadra che si allena fino
all’organizzazione aziendale e sociale.
Ciascun individuo può scegliere di costruire il proprio ben-essere a
partire da alcune decisioni influenzate in maggior parte dalle domande
che decide di porsi: chi sono, cosa voglio realizzare, perché lo voglio
fare e con chi voglio realizzare la mia vita. La qualità delle domande
e la qualità delle risposte che spesso costituiscono le azioni,
determinano lo sviluppo del ben-essere di ogni essere umano in
evoluzione.
e.motionpnl: Come per l’ascolto e la comunicazione la metafora che
abbiamo utilizzato è stata quella della danza, così allo stesso modo
riprendiamo ed approfondiamo il concetto: il potere della danza viene
elevato all’ennesima potenza nel momento in cui essa diventa la
metafora ed al tempo stesso la meta permanente della nostra vita
personale, interpersonale e professionale, permettendoci di operare un
decisivo passaggio dal ben-essere al bell-essere. Grazie alla forza di
questa nuova consapevolezza è possibile restituire all’uomo il
sentimento del suo corpo, della sua bellezza, della sua forza è così
possibile dare stile bellezza benessere e quindi bell-essere ai
movimenti del nostro corpo ed alla nostra vita.
Immagine anteprima YouTube
Imparare a danzare realmente e metaforicamente cioè imparare a dare
bellezza e forma estetica ai movimenti del nostro corpo, curandone lo
stile, e facendo emergere la forza della bellezza che sta dentro e
fuori di noi.
Coltivando ed innaffiando sempre più consapevolmente i “bulbi della
bellezza e del benessere” che sono dentro il nostro cuoricino ed anche
intorno a noi, nell’ambiente naturale come in quello culturale, nelle
azioni ordinarie come in quelle straordinarie, nelle relazioni abituali
come in quelle occasionali, ciascuno di noi può meravigliosamente
contribuire a far si che si auto realizzi la profezia secondo la quale:
“noi siamo gli esseri del bell-essere”

cosa significa ascoltare

Posted by eMOTIONpnl | Posted in Blog | Posted on 31-08-2008

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1)L’ASCOLTO E’ UNA CAPACITA’ DA ALLENARE.

Il dialogo è un “gioco” che associa chi parla e chi ascolta in una danza che cerca di superare le distorsioni della confusione che troppo spesso offuscano la chiarezza dei messaggi. Se entrambi i partecipati alla danza della comunicazione rimangono sordi l’uno all’altro, la comunicazione interpersonale è senza speranze.

Questo è il primo di una serie di articoli sull’importanza dell’ascolto, argomento fondamentale per chiunque ha deciso di navigare la vita e le sue correnti, lasciando le isole dell’incomprensione e dell’isolamento per navigare i mari dell’accoglienza e della comprensione.
La premessa sopra espressa indica lo stretto rapporto che lega la capacità di ascolto ad una migliore comunicazione interpersonale, alla crescita professionale e alla soddisfazione sul lavoro.
Essere buoni ascoltatori, significa avere ottime rel-azioni interpersonali.

Ascoltando siamo in grado di ridurre notevolmente, ad esempio durante le riunioni, il tempo dedicato a risolvere i problemi ed a migliorare i rapporti interpersonali facendo si che le persone che collaborano con noi siano più propositive e coinvolte al raggiungimento dei propri obiettivi.
Di tutto il tempo che dedichiamo a comunicare, la parte di gran lunga più grande è dedicata all’ascolto.
In media utilizziamo solo il 25% del nostro potenziale di ascolto.
Ascoltare come metodo per ottenere informazioni è usato molto più che leggere o scrivere. L’ascolto è il canale più spesso utilizzato nell’apprendimento e paradossalmente, è la capacità meno capita di tutte. Spesso siamo portati a pensare che ascoltare e sentire siano la medesima cosa, questo è fuorviante perché alimenta la convinzione che l’ascolto sia una funzione istintiva propria dell’essere umano, proprio per questo finiamo per impegnarci poco ad allenare la capacità di ascolto finendo per trascurare una delle funzioni di comunicazione fondamentale, precludendoci la possibilità di accrescere autoconsapevolezza e comprensione di noi stessi e di noi tutti.